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CAPA: IN ITALIANO
Redação Revista IMPRENSA
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Leia abaixo a versão
em italiano da matéria "Mordaça à milanesa", publicada na edição 245 da
revista IMPRENSA, colaboração especial de Janaína Cesar, diretamente de
Veneza:
BAVAGLIO ALLA MILANESE
IL PREMIER ITALIANO E MEGAIMPRENDITORE DELLE
TELECOMUNICAZIONI, SILVIO BERLUSCONI, CREA UNA TRAMA GIUDIZIARIA PER RIDURRE LA
LIBERTA' DI STAMPA NEL PAESE E NASCONDERE I PROPRI DIFETTI
Di Janaina Cesar
Il Parlamento
italiano sta per approvare la Legge Alfano, progetto che vieta qualsiasi tipo di
intercettazione telefonica, di sms e email, tranne nei casi di sospetto
coinvolgimento con la mafia. Tutto
indica che la legge sarà approvata e se questo succederà, sarà la vittoria
del primo ministro Silvio Berlusconi. Il politico è abituato a fare delle leggi
che garantiscono il suo potere e questo centra anche con la libertà di stampa,
considerando che Berlusconi è proprietario dell'impero mediatico italiano.
Il
disegno di legge (Ddl) sull'intercettazione, noto anche come Legge del
Bavaglio, oltre a vietare le intercettazioni e mettere in difficoltà il lavoro
del Pubblico Ministero, prevede il
carcere da sei mesi a tre anni per i giornalisti che pubblicano i contenuti di
un'intercettazione o i presunti dati di un'inchiesta. Responsabilizza l'editore
che potrà ricevere una multa fino a 460 mila euro e lo obbliga a scrivere un
protocollo di comportamento, che in poche parole comporta il licenziamento del
giornalista. Sarà anche vietato
pubblicare i nomi e le immagini del PM e di chi è indagato, fino alla
conclusione dell'indagine. Se questo Ddl verrà approvato, in Italia
l'informazione non esisterà più.
Il Sindacato dei
Giornalisti, l'Ordine Nazionale dei Giornalisti (Ong), la Federazione
e l'Unione dei Cronisti (Unci), hanno protestato e sono riusciti ad
ottenere alcune piccole modifiche, come la possibilità di pubblicare atti di
indagine, ma solo per riassunto. Aggiustamenti insignificanti in confronto alla
portata limitante della legge in questione.
Durante la
conferenza per la presentazione del libro "Ddl Alfano, se lo conosci, lo
eviti", realizzato da giudici, avvocati e giornalisti, il presidente della
Unci Guido Columba, ha ribadito che "le piccole modifiche concertate nei
corridoi della politica non soddisfano" e che il Ddl
è un "mostro politico che porta l'Italia fuori dall'Europa e dallo
stato di diritto". Per Columba, "il Ddl anche riveduto, può solo peggiorare
in modo drastico la normativa oggi esistente riducendo la libertà di stampa".
Lorenzo Del Boca, presidente della Odg, ha dichiarato che la legge non
eliminerà l'informazione, "ma la trasformerà in informazione clandestina,
stile Bin Laden". Per il giornalista Alessandro Galimberti, del giornale Il
Sole 24Ore, il punto delicato è la
trasparenza dell'indagine. "La trasparenza è la garanzia di chi è indagato.
Vietarla è uno dei primi atti di un governo totalitario, dove le persone vanno
in galera e non sanno perché sono state messe in galera ."
Per convincere
che le legge è necessaria, il governo ha terrorizzato la popolazione, dicendo
che tutto il paese era stato intercettato. Secondo Galimberti, nel 2007, le
persone intercettate sono circa 15 mila, "un numero molto basso per un paese
che ha la Camorra, la Ndrangheta e altre
organizzazioni criminali". Lui
sostiene che la pressione sulle intercettazioni è iniziata nel 2005, quando la
stampa ha iniziato a pubblicare le intercettazioni che hanno dato origine a
grandi indagini criminali, che coinvolgevano politici, uomini d'affari e
personaggi famosi. Sono venuti alla luce vari scandali come l' acquisto della
Banca Antonveneta e i casi Vallettopoli e Calciopoli. "Quando il
governo ha capito che non esisteva nulla di illecito in quello che facevamo, ha
deciso di prendersela sul serio con la stampa", dice Galimberti.
Tutto ciò convieni molto a Berlusconi che oggi
controlla circa del 80% dei mezzi di telecomunicazione del paese. Oltre a
possedere Mediaset - rete di tre canali di tv
- è proprietario della Mondadori e di varie testate giornalistiche. Oggi
il primo ministro ha anche il controllo dei tre canali RAI, la rete pubblica
della televisone. Nel febbraio del 2008, l'inglese
David Mills, ex-avvocato di Berlusconi, è
stato condannato dal Tribunale di
Milano a 4 anni e 6 mesi di carcere per corruzione.
La condanna di Mills sarebbe stato uno scandalo in qualsiasi paese del
mondo, ma non qui in Italia. Berlusconi
si è salvato grazie alla legge
sull'immunità parlamentare e la storia è passata senza fare tanto rumore nei
telegiornali.
Re delle gaffes,
Berlusconi si è indignato per la modalità con cui alcuni giornali italiani
trasmettono le notizie; come quella dell'ultimo incontro NATO, quando il
premier ha fatto attendere il
cancelliere tedesco Angela Merkel per l'intera durata di
una conversazione al cellulare. In
una recente conferenza svoltasi a Strasburgo, ha dichiarato che avrebbe preso
delle "dure azioni" contro i
giornali che lo ridicolizzavano. "Se io dico di non guardare più una
televisione o un'altra non c'è nessuno che mi segue in Italia?", una
dichiarazione che ha fatto rabbrividire tutti gli enti della categoria
giornalistica del paese.
La più recente
castrazione alla stampa si è verificata il 15 aprile, quando il giornalista
Michele Santoro, nel suo programma Anno Zero, trasmesso da RAI 2, ha fatto uno
speciale sul terremoto in Abruzzo. Santoro
ha ricevuto delle sanzioni per aver detto che a due mesi dalla scossa, poco era
stato pianificato dal governo contro nuove possibili tragedie. Il programma è
uno dei pochi che ancora contestano il premier.
Eppure non tutto è perduto nel paese della legge del
bavaglio. Molti giornali come La Repubblica, l'Espresso, l'Internazionale,
l'Unità e Il Sole 24 Ore sfuggono al controllo di Berlusconi e non si limitano
nel criticare il governo, così accade anche in un gran numero di siti internet
come quello del comico Beppe Grillo. Giornalisti come Alessandro Galimberti,
Peter Gomez e Marco Travaglio continuano la lotta per la libertà di stampa.
Travaglio ha iniziato una campagna online nel 2008 chiamata: "Arrestateci
tutti. Disobbedire per informare" che ha avuto molta adesione. Esiste ancora
quindi una ragionevole speranza di una libertà di espressione in Italia.
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